Se mangio in abbondanza, perché il mio corpo sia forte, crescono le pretese della carne, e la preghiera non ha più spazio. Se invece osservo per un certo periodo un digiuno eccessivo, in questa astinenza dolorosa si viene a creare un terreno favorevole alla preghiera, ma in seguito il corpo si sfinisce e rifiuta di tenere dietro allo spirito. Se ho contatti con persone buone, può capitare che la mia anima sia soddisfatta, e talvolta possa anche provare nuove esperienze psichiche e intellettuali, ma molto raramente un impulso alla preghiera profonda. Se sono dotato intellettualmente per svolgere un serio lavoro scientifico o per la creazione artistica, il mio successo sarà causa di vanità, e così sarà impossibile trovare la profondità del cuore, il luogo della preghiera spirituale. Se sono ricco e sono impegnato a sfruttare il potere che si accompagna alla ricchezza, ad approfittare della possibilità di realizzare alcune delle mie idee o a soddisfare i miei desideri estetici o passionali, la mia anima non si innalza a Dio… Se mi ritiro nel deserto, dopo aver rigettato tutti i mei beni, anche in questo caso la resistenza opposta da tutte le energie cosmiche paralizza la mia preghiera. E così è senza fine. (…) Che la mente sia ferma in Dio, e verrà il momento in cui lo spirito immortale toccherà il cuore. (La preghiera: un’opera infinita, Archimandrita Sofronio, Qiqajon Edizioni)