Nella Bhagavad-Gita, la “Canzone di Dio”, che è stata definita “il vangelo dell’India”, viene narrata la storia di una guerra fratricida. Arjuna, l’eroe, lo straordinario combattente, l’arciere infallibile, si ritrova a dover fronteggiare un esercito. E’ sul punto di dare battaglia quando scopre che l’esercito nemico è composto dai suoi parenti, dai suoi amici, dai suoi maestri. Viene istantaneamente preso dallo sconforto, dalla disperazione più nera ed è intenzionato a rinunciare al combattimento. Nell’imminenza di quella guerra fratricida, l’angoscia induce l’eroe Arjuna a chiedere lumi al Dio Krishna. La decisione di Arjuna è drammatica: se combatte potrà vincere ma dovrà uccidere delle persone care e vivrà per sempre con un rimorso lacerante; se non combatte verrà ucciso egli stesso e non compirà il suo dovere, non realizzerà l’azione giusta.
Krishna, questo dio fattosi cocchiere per condurre l’uomo nelle battaglie della vita, gli mostra la grazia e la coerenza nel rispettare l’azione di verità. Shri Krishna, gli ricorda il suo dovere, la realtà imparziale della vita e della morte, la generosità di agire senza reclamare l’interesse dell’azione… Inoltre Arjuna non deve temere: infatti non ucciderà l’anima di nessuno, perché le anime dei morti trasmigreranno seguendo un ciclo interminabile. La battaglia sarà solo un passaggio, un avvenimento tra altri avvenimenti, ed il vero errore, così, sarebbe sottrarsi alla propria natura, al proprio dovere di guerriero.
“Come mai un tale sgomento nell’ora difficile! E’ sconveniente e non conduce al cielo. Lanciati al centro della battaglia… col cuore sempre unito ai piedi di loto del Signore.
O figlio di Kunti, se muori sul campo di battaglia raggiungerai le stelle, se vinci godrai del regno della Terra. Alzati dunque, e combatti con determinazione. Combatti per dovere, senza considerare gioia o dolore, perdita o guadagno, vittoria o sconfitta – così facendo non incorrerai mai nel peccato”. (Bhagavad Gita II, 2-3)
Arjuna sconfisse gli avversari, i Kaurava, e, dopo aver ceduto al fratello le conquiste ottenute, passò allo Svarga, paradiso d’Indra.
Questi dubbi feroci di cui parla la Bhagavad-Gita sono riproposti anche nel Vangelo, quando il Cristo ricorda: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.” (Mt 10,37)
A conferma che certe verità sono universali e che le azioni giuste, sono unversalmente giuste! Non ci si dovrebbe quindi far fuorviare da quel buonismo che pensiamo pio, quando invece è solo dimostrazione di pavidità travestita da bontà.